Il pozzo senza fondo d'Italia: la voragine dove un tempo venivano calate le pecore
Nel cuore del Lazio c'è una voragine che sembra uscita da una storia fantastica. Si chiama Pozzo d'Antullo, è profonda più di 70 metri e sul fondo c'è una vegetazione rigogliosa. Ma la cosa più straordinaria è che, un tempo, i pastori facevano scendere lì le loro pecore con delle funi.
Immagina di camminare tra le montagne, nel silenzio dei Monti Ernici, e di trovare improvvisamente davanti a te una grande spaccatura nel terreno.
Non una piccola buca. Non una semplice grotta. Davanti a te si apre una grande conca naturale, con pareti rocciose che scendono quasi verticalmente e un fondo verde che, visto dall’alto, sembra appartenere a un altro mondo.
È il Pozzo d’Antullo, una delle formazioni carsiche più spettacolari del Lazio, nel territorio di Collepardo, in provincia di Frosinone.
E se il suo aspetto è già abbastanza sorprendente, la storia che lo accompagna lo rende ancora più affascinante.
Perché, per tanti anni, questa enorme voragine non è stata soltanto una curiosità della natura.
È stata anche un pascolo.
E per portare gli animali lì, i pastori usavano le funi.
Dove si trova il Pozzo d’Antullo
Il Pozzo d’Antullo è vicino a Collepardo, un paese suggestivo della Ciociaria, immerso nel paesaggio dei Monti Ernici.
Il territorio è pieno di fenomeni carsici, grotte e cavità sotterranee. Non lontano si trovano anche le Grotte dei Bambocci, un luogo interessante dal punto di vista geologico e naturalistico.
Ma arrivando davanti al Pozzo d’Antullo, la sensazione è diversa.
Non sembra di osservare una normale cavità.
Sembra che un pezzo enorme di montagna sia stato portato via.
Le dimensioni sono impressionanti: alcune fonti parlano di una circonferenza di circa 300 metri e di una profondità che supera i 70 metri. Le stime possono variare in base alla fonte.
E proprio questa forma ha dato vita a tanti racconti, leggende e interpretazioni diverse.
Una voragine nel cuore della montagna
La prima domanda che viene in mente è: come si è formato il Pozzo d’Antullo?
La risposta non è misteriosa come la leggenda, ma è comunque affascinante.
Il Pozzo d’Antullo è una dolina di crollo, cioè una grande depressione formata quando la volta di una cavità sotterranea si è sbriciolata.
Questo fenomeno è legato alla natura calcarea delle rocce in zona.
Nel corso di molti anni, l’acqua ha eroso la roccia e ha creato cavità sotterranee. Quando una cavità diventa troppo grande, la volta non riesce più a sostenersi e crolla.
Così una cavità sotterranea diventa una voragine aperta al cielo.
Gli studi dell’ISPRA lo classificano come una dolina di crollo e collegano la sua origine al cedimento di una grande cavità sotterranea.
La natura ha impiegato migliaia di anni per costruire qualcosa che oggi possiamo guardare in pochi secondi.
La parte più incredibile è il fondo del Pozzo
Guardandolo dall’alto, il Pozzo d’Antullo potrebbe sembrare un luogo inospitale.
Ma succede l’esatto opposto.
Sul fondo cresce una vegetazione straordinariamente rigogliosa.
Questo è uno dei punti che colpisce chi lo vede per la prima volta: mentre le pareti sono rocciose e scoscese, laggiù c’è un piccolo mondo verde.
Un ambiente diverso da quello che ti aspetteresti di trovare in una voragine profonda decine di metri.
E questa combinazione di roccia, verde e profondità rende il luogo davvero suggestivo.
In passato, secondo la tradizione locale, questo spazio veniva usato dai pastori.
Ed è qui che la storia diventa davvero insolita.
Le pecore venivano calate con le funi
Sembra una scena difficile da immaginare oggi.
Un pastore arriva sul bordo del Pozzo d’Antullo.
Sotto di lui, decine di metri più in basso, c’è il fondo della cavità.
E invece di tenere lontani gli animali, li fa scendere.
Con delle funi.
Secondo le fonti turistiche, in passato i pastori usavano il fondo del Pozzo come un pascolo sicuro. All’inizio della primavera le pecore venivano calate lungo le pareti e lasciate a brucare l’erba sul fondo, dove rimanevano fino all’inverno.
Oggi sembra una pratica molto rischiosa.
Ma bisogna immaginare la vita di un tempo, quando trovare un pascolo sicuro per gli animali poteva fare la differenza.
Il Pozzo, con le sue pareti quasi verticali, diventava un recinto naturale.
I lupi non potevano raggiungere le pecore.
E le pecore avevano erba e acqua a disposizione.
Un pascolo gigantesco nascosto sotto il livello del terreno.
Ma perché si chiama Pozzo d’Antullo?
Il nome del luogo aggiunge mistero.
Il sito è chiamato anche Pozzo di Santullo o Pozzo di San Tullo, oltre al nome più noto. Queste variazioni compaiono anche in documenti scientifici.
Ma, oltre al nome, c’è una storia molto antica che per secoli ha cercato di spiegare la nascita della voragine.
Ed è qui che scienza e leggenda iniziano a viaggiare su strade diverse.
La leggenda del Pozzo d’Antullo: una punizione divina
Prima che la geologia potesse spiegare i fenomeni naturali, le persone spesso si affidavano a racconti e leggende.
Anche il Pozzo d’Antullo ha la sua.
Secondo la tradizione, in quel posto c’era un’aria, uno spazio per la trebbiatura del grano.
Un giorno, alcuni contadini lavorarono durante la festa dell’Assunzione, un giorno considerato sacro.
La punizione arrivò da terra.
Il terreno cedette e inghiottì l’aria, trasformandola in una grande voragine.
Una storia che oggi possiamo leggere come un mito, ma che parla di un bisogno umano: spiegare un evento naturale enorme.
La leggenda è stata tramandata nel tempo e riportata anche da Ferdinand Gregorovius, un viaggiatore e storico tedesco, che visitò il luogo nell’Ottocento.
La spiegazione scientifica era già stata intuìta nel XIX secolo
La cosa interessante è che Gregorovius non si limitò a raccontare la leggenda.
Riportò anche l’idea che il Pozzo fosse formato dal crollo della volta di una cavità sotterranea.
Ed è proprio questa l’ipotesi che oggi la geologia conferma.
In altre parole, mentre la tradizione parlava di una punizione divina, la geologia mostrò un processo naturale.
Acqua.
Roccia calcarea.
Cavità sotterranee.
E infine il crollo.
Non c’è bisogno di immaginare un evento improvviso mandato dagli dei.
La vera protagonista è l’acqua.
E il suo lavoro lento e costante.
Il Pozzo d’Antullo è davvero un “pozzo senza fondo”?
No.
Ed è questa una delle curiosità più interessanti.
Il nome e l’aspetto possono far pensare a un abisso interminabile, ma il Pozzo d’Antullo ha un fondo ben definito.
La profondità varia tra i 60 e gli 80 metri, a seconda delle fonti.
L’ISPRA lo descrive come una dolina di crollo con una profondità di circa 80 metri.
Quindi no, non è un pozzo senza fondo.
Ma basta affacciarsi alla sua enorme apertura per capire perché, per chi lo vedeva secoli fa, potesse sembrare qualcosa di molto misterioso.
Una finestra sulla storia geologica del Lazio
Il fascino del Pozzo d’Antullo non dipende solo dalle sue dimensioni.
La voragine permette di osservare, quasi come una finestra, i segni del carsismo.
Il carsismo è il processo in cui l’acqua modifica lentamente le rocce calcaree, creando grotte, cavità e depressioni.
Questo processo normalmente avviene sottoterra, lontano dagli occhi.
Ma nel Pozzo d’Antullo, il risultato è visibile in superficie.
Ed è per questo che il luogo è particolarmente interessante anche per la geologia.
L’ISPRA lo considera parte del vasto sistema carsico dei Monti Ernici.
Cosa vedere a Collepardo oltre al Pozzo d’Antullo
Se hai in mente di visitare il Pozzo d’Antullo, non fermarti solo alla voragine.
Il borgo di Collepardo è circondato da natura, storia e fenomeni geologici.
Tra le attrazioni ci sono le Grotte dei Bambocci, la Certosa di Trisulti, il Monastero di San Domenico e diversi percorsi per escursioni. Il paese è anche noto per la sua antica tradizione con le erbe officinali.
Per chi ama camminare, la natura e i luoghi insoliti, l’area dei Monti Ernici offre molto più di una sola attrazione.
Il Pozzo d’Antullo può essere il punto di partenza per scoprire un territorio dove il paesaggio racconta una storia molto più antica dell’uomo.
Perché il Pozzo d’Antullo è così affascinante?
Forse perché unisce cose che normalmente immaginiamo separate.
Dalla parte della scienza, c’è il carsismo, le rocce calcaree e il crollo di una cavità sotterranea.
Sul lato opposto c'è la **leggenda**, con i contadini, l'aia e la punizione divina.
Poi c'è la vita di ogni giorno di un tempo passato: i pastori, le pecore che scendono con le funi, la ricerca di un posto sicuro per pascolare.
Tre storie diverse che si incontrano nello stesso posto.
Ed è proprio questo a rendere il Pozzo d’Antullo molto più di una semplice buca naturale del Lazio.
È un frammento di paesaggio che conserva il ricordo di chi ha abitato quel luogo.
Un posto dove la natura sembra aver lasciato una ferita
Quando si guarda una foto del Pozzo d’Antullo, la prima sensazione è quella di una grande ferita aperta nella montagna.
Ma guardandolo meglio si capisce che non è affatto così.
Quello che sembra un disastro è in realtà una costruzione molto lenta.
La roccia è stata plasmata dall'acqua.
Le grotte si sono formate sotto terra.
La volta ha ceduto.
E oggi, dove c'era una massa rocciosa, c'è una grande area verde circondata da pareti di calcare.
La natura non ha fretta.
Può impiegare tempi che noi non possiamo neanche immaginare.
Poi, un giorno, rilascia davanti ai nostri occhi qualcosa che sembra impossibile.
Il vero mistero del Pozzo d’Antullo
Forse il mistero più bello non è capire perché esista una buca nel terreno.
Quello, almeno in parte, la scienza lo ha spiegato.
Il vero mistero è immaginare come doveva apparire questo posto agli occhi di chi lo incontrava centinaia di anni fa.
Una grande apertura nella terra.
Il fondo nascosto a decine di metri di profondità.
La vegetazione che cresceva laggiù.
E soprattutto, la necessità di calare le pecore con una corda in quel che sembrava una porta verso il sottosuolo.
Oggi sappiamo che non conduce all'Inferno e che non è senza fondo.
Ma forse è proprio questo il bello.
Perché a volte la spiegazione scientifica non toglie il mistero.
Lo rende ancora più affascinante.
Ci sono luoghi che diventano noti perché sono fatti dall'uomo.
E ce ne sono altri che non hanno bisogno di statue, di palazzi o di monumenti.
Il Pozzo d’Antullo appartiene a questa seconda categoria.
Una grande cavità nel cuore del Lazio, nata dal lento lavoro dell'acqua e dal crollo di una grotta sotterranea, diventata nel tempo pascolo, leggenda e curiosità geologica.
Oggi possiamo guardare il fondo e saperlo non essere un abisso infinito.
Possiamo spiegare il carsismo.
Possiamo ricostruire la sua origine.
Ma resta un'immagine difficile da dimenticare: un pastore sul bordo della buca e, decine di metri più in basso, le sue pecore che pascolano tranquille in un prato nascosto.
Ed è forse questa l'immagine che racconta meglio il Pozzo d’Antullo.
Un luogo che sembra impossibile, ma che per gli abitanti di questa terra è stato semplicemente parte della vita.